LA STANZA DI MEZZO a cura di Liliana Elyra
LA STANZA DI MEZZO
di Liliana Elyra
Erano le prime luci dell’alba quando fui svegliata da un
movimento brusco delle lenzuola. Avevo un po’ freddo e allungai una mano per
sentire se lui fosse ancora disteso accanto a me. Ma, come al solito, si era
già alzato e si stava vestendo.
«Te ne vai già?» gli chiesi.
«È già ora», rispose.
Ormai era sempre la stessa storia da più di un anno: una
volta al mese veniva da me per passare la notte, raccontando alla moglie che
doveva assentarsi per lavoro. L’appuntamento cadeva sempre a metà mese, e lui
mi dava conferma con una telefonata qualche giorno prima.
Cominciava a pesarmi questa relazione — se così la si può
chiamare — perché lui veniva soltanto a prendere la sua dose di energia e
rilassamento.
E a me, cosa rimaneva? Niente. Solo il vuoto che sentivo ogni volta che se ne
andava. Erano momenti dolorosi, perché i nostri incontri duravano una sola
notte, nel mio appartamento. Tutto seguiva lo stesso copione.
Eppure, non riuscivo a staccarmi da quell’uomo: ne ero
innamorata perdutamente, e mi facevo bastare quelle poche ore insieme.
Durante il mese non ci sentivamo quasi mai, per via della moglie. Ogni tanto mi
faceva recapitare una scatola di cioccolatini alla ciliegia — i miei preferiti
— e io li gustavo in pochi giorni, come se fossero un piccolo segno d’amore.
Col passare del tempo, però, cominciai a non essere più
felice di incontrarlo. Avevo la sensazione che venisse soltanto per sfogarsi, e
che, in fondo, non provasse alcun sentimento per me.
Non mi aveva mai offerto un caffè, un aperitivo, una cena. Avremmo potuto
incontrarci in un’altra città, dove nessuno lo conosceva, ma lui non voleva
correre rischi.
Così continuavamo a vederci nella mia camera da letto, che
preparavo con cura prima del suo arrivo: lenzuola ricamate, una coperta
profumata, una bottiglia di vino e qualche dolcetto. Era il mio modo di
illudermi che, per una notte almeno, fosse tutto vero.
Quella mattina stava per uscire.
Valigia in mano, lo sguardo già altrove.
— A presto — mormorò, aprendo la porta.
Non risposi.
Rimasi ferma, avvolta nel lenzuolo, ascoltando il suono dei
suoi passi che si allontanavano.
Mi sembrò più forte del solito, piu deciso.
Feci per raccogliere i bicchieri quando sentii bussare.
Tre colpi. Secchi, decisi.
Lui non bussa mai.
Mi avvicinai piano alla porta, aprii.
Una donna. Elegante. Composta. Con in mano una scatola di
cioccolatini.
Alla ciliegia.
Lei mi fissò. Occhi calmi, ma taglienti.
— Buongiorno — disse.
— Buongiorno — risposi.


.png)
Commenti
Posta un commento