Quando la scrittura viene a chiamarti

 

Quando la scrittura viene a chiamarti


Di Valentina Redditi



La scrittura ha un’abitudine poco elegante: non arriva mai quando la si aspetta.

Non si presenta puntuale davanti a una scrivania ordinata, con il tempo libero

finalmente a disposizione. Preferisce comparire altrove, in momenti inadatti,

spesso mentre si sta facendo tutt’altro.

Arriva sotto la doccia, quando le mani sono occupate e la mente finalmente

distratta. Arriva in macchina, nel traffico, proprio quando sarebbe necessario

prestare attenzione alla strada. Arriva mentre si è a letto, con la luce spenta,

quando l’unica cosa sensata sarebbe dormire.

La scrittura non chiede permesso. Chiama.

E chi scrive lo sa: ignorarla è difficile. Non perché l’idea sia sempre straordinaria,

ma perché ha quella qualità insistente delle cose che vogliono essere annotate

prima di sparire. Una frase, un’immagine, un inizio che non si sa dove porterà.

Spesso la scrittura arriva quando non si hanno strumenti adeguati. Niente

quaderno, niente computer, solo una nota sul telefono o un foglietto

improvvisato. Eppure si scrive lo stesso. Non per precisione, ma per fedeltà a

quel momento. C’è qualcosa di liberatorio in questa scrittura imprevista. Non è

programmata, non è giudicata, non ha obiettivi. È una scrittura che nasce prima

dell’autocontrollo, quando il pensiero non ha ancora avuto il tempo di

organizzarsi o censurarsi.

Quando la scrittura chiama così, non pretende testi perfetti.

Si accontenta di appunti storti, frasi a metà, parole lasciate lì in attesa. Chiede

solo di essere accolta, anche in modo approssimativo.

Molti testi nascono in questo modo: non da lunghe sessioni disciplinate, ma da

intrusioni leggere. Da idee che bussano mentre si è altrove e chiedono solo un

posto dove stare, per ora.

Forse è per questo che quelle frasi, scritte di fretta, conservano spesso una

freschezza particolare. Non sono state pensate troppo. Non sono state corrette.

Sono arrivate prima del controllo, prima del dubbio.


A volte basta questo: prendere nota, sorridere, promettersi di tornare.

Altre volte, invece, quella frase diventa l’inizio di qualcosa di più grande. Ma non

è importante saperlo subito.

La scrittura, dopotutto, fa così.

Arriva quando meno te l’aspetti, si affaccia un attimo, poi sparisce. Sta a chi

scrive decidere se aprire la porta, anche solo per un istante.

E spesso, quell’istante, è più che sufficiente.

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